Come far accettare l’arrivo di un fratellino o di una sorellina

come aiutare i bambini ad accettare la nascita di un fratellino o di una sorellina

E’ una certezza che uno dei pensieri per un genitore che ha un secondogenito in arrivo sia farlo accettare dal primogenito.

Anche noi abbiamo vissuto questa esperienza e dico fin da subito che siamo stati fortunati (che non gusta mai), ma abbiamo, forse anche inconsciamente, adottato alcune accortezze per aiutare Arianna a comprendere ed accettare che di lì a qualche mese non sarebbe stata più lei “il centro del mondo”.

La prima regola è il dialogo con i bambini.

Io ed Elisa abbiamo avuto un’educazione dove il dialogo è alla base di tutto, per questo forse ci sembra una cosa normale, anche se abbiamo notato che in altre famiglie non è così. I bambini ci ascoltano, ci osservano, siamo noi genitori i loro modelli, quindi credo che per Arianna avere due genitori abituati a parlare, rarissimamente ad urlare, sia stato di aiuto.

Dopo il terzo mese di gravidanza, superato il periodo più rischioso, le abbiamo detto subito che nella pancia di mamma c’era un fratellino o una sorellina che aveva tanta voglia di conoscerla e di giocare con lei, ma che aveva bisogno di crescere ancora un bel po’.

Le abbiamo spiegato che

quel “fagiolino” poteva sentire la sua mano e la sua voce.

E’ bastato dire questo perché lei appoggiasse la sua manina sulla pancia di Elisa, per poi avvicinare l’orecchio e dire “Ciao fagiolino, quando vieni? Tata ti aspetta!“. Ovviamente questo era il primo approccio, quindi “il meno” era fatto!

Con il passare dei mesi abbiamo sempre cercato in sua presenza di

NON parlare sempre di “fagiolino”

per non metterle troppa pressione, rischiando di annoiarla e quindi di rovinare tutto.

Ogni tanto andavamo a comprarle un gioco o un vestito e solo dopo che lei aveva scelto il suo, provavamo a chiederle “Che dici prendiamo qualcosa anche per fagiolino?” e, per fortuna era sempre un sì. Questo suo accettare che oltre ad avercomprato qualcosa lei, ci fosse qualcosa anche per il piccino, era sicuramente un segnale positivo.

Se invece uscivamo per i primi acquisti per il piccino in arrivo la avvertivamo semplicemente del fatto che quel giorno non avrebbe avuto qualcosa lei, ma solo “fagiolino” (non era soddisfattissima, ma mettevamo alla prova la sua accettazione). Cercavamo comunque di coinvolgerla

ed era sempre lei a scegliere

quello che poteva essere un body, un lenzuolino, un asciugamano, ecc…
Poi, una volta finiti gli acquisti, ci inventavamo la scenetta “Arianna, mi ha detto fagiolino che vuole che compri qualcosa anche tu!e solo allora poteva scegliere qualcosa per sé, solo perché era il suo fratellino che lo aveva chiesto perché era stata brava.

Un’altra cosa che secondo me ha aiutato molto, verso il settimo/ottavo mese di gravidanza, è stato

portarla con noi ad un’ecografia.

Naturalmente le abbiamo prima chiesto se voleva vedere il suo fratellino in una televisione ed il suo immediato “Siiiii!” era per noi un ulteriore segnale di accettazione, così è venuta anche lei, rimanendo soddisfatta del fatto di aver potuto vedere per la prima volta il suo fratellino che si muoveva nella pancia della mamma. E’ stato un momento molto importante secondo me, perché è stata “la prima volta”!

Lo aveva visto vivo! Non era più una foto o una cosa di cui parlare, lui c’era davvero!

Tutto procedeva bene ed il momento del parto si avvicinava, quindi abbiamo cercato di spiegarle che per un paio di giorni Elisa sarebbe dovuta stare in ospedale, nel posto dove nascono i bambini… e che avrebbe potuto finalmente vedere Marco!

Subito dopo la nascita abbiamo chiesto alle ostetriche di poter riservare 5 minuti ad Arianna prima dell’ingresso di amici e parenti. Sono stati momenti molto intimi, indimenticabili, ma quello che ci ha più sorpreso è stato che anche il piccolino sembrava riconoscerla ed i primi sguardi sono stati subito di grande empatia.

Si sa, in ospedale è tutto una novità, ma… come sarebbe stato una volta tornati a casa?

Tutti, io ed Elisa per primi, ci siamo stupìti del fatto che Arianna ha fatto un bel disegno per festeggiare l’arrivo a casa di Marco ed il ritorno della sua mamma. Il disegno (lo vedete nella foto qui sotto) è molto esplicito direi e per me è un’opera d’arte!

Tornando al tema di questo post, posso solo consigliare massimo dialogo e coinvolgimento.

Dicci cosa ne pensi, se hai vissuto un’esperienza simile o altro nei commenti qui sotto… se ti va ovviamente!

Ciao ciao.

Alessio

 

 

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BadaBirba

L'idea di chiamare il nostro negozio Bada Birba deriva da un'esclamazione che spesso abbiamo rivolto con il sorriso ai nostri bambini quando facevamo un pochino i monelli. "Bada", in Toscana sta per "fai attenzione", mentre "Birba" è il diminuitivo di "birbante".

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